Bambini in età scolare
Disturbi dell’apprendimento.
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«Dottoressa, le maestre mi dicono che mio figlio fa moltissimi errori ortografici. Ho provato ad aiutarlo con i dettati a casa, ma a scuola non è cambiato nulla.»
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«Il mio bambino odia i libri. Legge lentamente ma capisce benissimo quello che legge, però davanti a un muro di parole inventa di tutto per non farlo: a volte gli viene mal di pancia, altre piange, altre ancora si mette a giocare sperando che mi dimentichi del compito. Come posso aiutarlo?»
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«Dottoressa, le tabelline sono il nostro incubo. Le ripetiamo di continuo, ma non riesce a memorizzarle, e anche i calcoli a mente sono una fatica enorme. Può aiutarci?»
Molto spesso il primo contatto inizia così.
Perché succede
Di che cosa mi occupo.
I disturbi specifici dell’apprendimento, i DSA, riguardano la lettura, la scrittura e il calcolo in un bambino con un’intelligenza nella norma. Non sono pigrizia, e non si risolvono soltanto con più esercizio.
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Dislessia
La lettura è lenta, faticosa o poco accurata. Il bambino può saltare le righe, confondere le lettere, perdere il segno: leggere gli costa uno sforzo molto più grande di quanto si veda da fuori.
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Disortografia
Nella scrittura tornano sempre gli stessi errori, anche dopo tanto esercizio. Non è disattenzione: è il modo in cui il bambino trasforma i suoni in lettere che ha bisogno di essere sostenuto.
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Disgrafia
Il gesto della scrittura a mano resta faticoso e la grafia poco leggibile, anche con tanto impegno. La difficoltà è nel tracciare le lettere, non nel sapere cosa scrivere.
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Discalculia
I numeri, il calcolo e il senso della quantità restano difficili da maneggiare. Contare, ricordare le tabelline, stimare quanto è tanto: operazioni che per altri diventano automatiche, e per lui no.
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Il metodo di studio
Oltre alla valutazione lavoriamo su come si studia: strumenti compensativi, strategie, autonomia. L’obiettivo non è solo capire la difficoltà, ma rendere tuo figlio capace di cavarsela con le sue forze.
Come funziona la valutazione.
La valutazione degli apprendimenti serve a capire come tuo figlio impara, non solo dove fatica. È il punto di partenza per costruire un percorso che abbia senso per lui.
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Primo contatto
Mi racconti cosa ti preoccupa, l’età, cosa nota la scuola o il pediatra. Capiamo insieme se una valutazione ha senso, senza alcun impegno.
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Valutazione condivisa
Osservo da vicino, in uno o più incontri, senza fretta. Guardo come comunica, come gioca, come sta. Tu sei parte del processo, non spettatore.
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Restituzione
Ti spiego cosa ho visto in parole chiare, senza tecnicismi. Niente etichette buttate lì: solo un quadro onesto e cosa possiamo farne.
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Percorso su misura
Se serve un percorso, lo costruiamo sulla persona, con obiettivi condivisi che rivediamo strada facendo. Mai un pacchetto deciso prima.
La valutazione degli apprendimenti si svolge di solito in circa tre incontri. Quando serve, mi appoggio alla psicologa della rete per le valutazioni cognitive e attentive.
Un’immagine che uso spesso
Gli occhiali del miope.
Pensa a una persona miope. Senza occhiali fatica a leggere, a guidare, a vivere la giornata. Con gli occhiali addosso non diventa meno miope, ma può fare tutto quello che fanno gli altri. Gli occhiali non curano, semplificano.
Per un bambino con un disturbo dell’apprendimento è la stessa cosa: la tabella pitagorica, l’alfabetiere, l’audiolibro, la mappa concettuale sono i suoi occhiali. Strumenti compensativi che gli permettono di studiare in autonomia, senza dover dipendere sempre da qualcuno che gli rilegge o gli detta.
L’obiettivo non è cancellare la difficoltà, ma toglierla dal centro della scena. Il bambino impara, e impara con la sua testa. Da lì in poi cresce anche l’autostima.
Quando ha senso una valutazione.
Spesso è la scuola ad accorgersene per prima. Se ti riconosci in alcuni di questi segnali, vale la pena guardarci con calma, senza aspettare la fine dell’anno.
- Legge molto lentamente, salta le righe o confonde le parole
- Scrive con errori che tornano sempre, nonostante l’esercizio
- I numeri e il calcolo restano un ostacolo continuo
- Fa i compiti con una fatica e un tempo sproporzionati
- La scuola ha parlato di un possibile DSA o ha consigliato una valutazione
Cosa intendiamo, esattamente
Specifici, oppure dentro un quadro più ampio.
I DSA si chiamano specifici quando emergono in assenza di deficit cognitivi, sensoriali o motori, e nonostante un’adeguata esposizione scolastica. Sono bambini intelligenti che imparano in modo diverso, e che fanno una fatica sproporzionata su lettura, scrittura o calcolo.
Il primo inquadramento spetta a un’equipe multidisciplinare, che ricostruisce il profilo di funzionamento cognitivo, individua dove cadono le competenze didattiche e indica se ha senso impostare un training logopedico o l’affiancamento di un tutor DSA.
Un passaggio importante è capire il livello di severità. Se siamo davanti a una fragilità, di solito basta un potenziamento mirato per arrivare all’automatizzazione. Se siamo davanti a un disturbo vero e proprio, servono strumenti compensativi e talvolta misure dispensative: riduzione del carico, tempi più lunghi nelle verifiche, uso di un carattere di scrittura unico, riduzione del carico di lettura.
Non tutte le difficoltà di apprendimento sono specifiche. A volte vanno guardati anche il profilo cognitivo e gli aspetti comunicativi del bambino, perché il quadro può essere più ampio di quel che sembra all’inizio.
Il pezzo che spesso si dimentica
Quello che il bambino sente, dentro.
Il bambino con un disturbo dell’apprendimento è intelligente quanto i suoi compagni, e lo sa. Ma a scuola va più piano, fatica di più, e sbaglia dove gli altri non sbagliano. Da fuori può sembrare svogliato o disattento. Da dentro, non è quello che sta succedendo.
Tante volte mi arrivano bambini che hanno cominciato a odiare i libri, che si inventano un mal di pancia prima di un compito, che davanti a una pagina di matematica chiudono la porta. È la forma con cui esce la frustrazione: meglio non provarci, che provarci e sentirsi sbagliati.
Quando il bambino accede agli strumenti giusti, quella frustrazione si scioglie pian piano. Torna la curiosità, e con la curiosità anche l’autostima.
Quanto dura un percorso.
Non lavoro a pacchetti di sedute decisi in anticipo, e non trovi un listino su questo sito. La durata dipende dalla persona e dagli obiettivi che fissiamo insieme: una valutazione può chiudersi in un incontro, un percorso può durare qualche mese o accompagnare la crescita più a lungo. Nessun percorso è uguale a un altro, e lo ricalibriamo mentre andiamo avanti.
Cosa possiamo fare, come adulti.
I disturbi dell’apprendimento non si curano: si compensano, si aggirano, si accolgono. Noi adulti possiamo dare al bambino gli strumenti per studiare in autonomia, alleggerire il carico dove serve e proteggere la sua autostima. Da lì in poi è lui che ci sorprende, alla sua maniera.